Fotogallery della conferenza ‘Stratificazioni del Sacro’, tenuta dall’Arch. Guendalina Salimei lo scorso venerdì presso l’Ex chiesa della SS.Annunziata. Sono intervenuti la presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno dott.ssa Monica Sassi, il vice presidente prof. Paolo Verducci e il direttore artistico del CIAC Foligno prof. Italo Tomassoni. Nel corso dell’incontro, l’Arch. Salimei ha approfondito il progetto di riuso e trasformazione dell’ex Chiesa della SS. Trinità in Annunziata da lei firmato, restituendo una nuova identità a uno spazio che continua a custodire e reinterpretare nel tempo la propria memoria simbolica e culturale. L’evento fa parte del ciclo di incontri “Arte al presente”, promosso dall’Ente di Palazzo Cattani.

Questo l’intervento dell’Arch.Salimei:

La stratificazione del sacro indica il fatto che un luogo non perde mai del tutto i significati che ha ospitato: li accumula, li trasforma, li lascia riemergere. Nell’ex Chiesa della SS. Trinità in Annunziata a Foligno questo è particolarmente evidente: edificio settecentesco incompiuto progettato da Carlo Murena, nato su una precedente chiesa, poi soppresso, usato per funzioni pratiche e infine trasformato in spazio museale che ospita la Calamita Cosmica di Gino De Dominicis. Il riuso, nell’antico, non va pensato solo come recupero materiale. Certo, templi, colonne, marmi, altari e spazi venivano riutilizzati per ragioni economiche, ma il punto più interessante è simbolico. Riutilizzare un luogo sacro significava spesso assorbirne l’autorità. Una chiesa costruita su un luogo di culto precedente non cancella semplicemente ciò che c’era prima: lo rilegge, lo domestica, lo ingloba in una nuova narrazione.

In questo senso il riuso progettato da Guendalina Salimei è una forma di continuità nella discontinuità. Cambia il culto, cambia il linguaggio, cambia la funzione, ma resta la percezione che quello spazio sia “carico”: un punto della città dove la memoria collettiva riconosce una densità speciale. L’antico conosce bene questa logica: il nuovo potere non distrugge sempre il vecchio; più spesso lo reinterpreta, perché ciò che è già venerato, frequentato o monumentalizzato possiede una forza che conviene ereditare. L’ex Annunziata di Foligno è un caso moderno ma leggibile con categorie antiche. Da chiesa a contenitore museale, non diventa uno spazio neutro: la presenza della Calamita Cosmica, grande corpo-scheletro disteso, riattiva domande tipicamente sacrali — morte, eternità, misura dell’uomo, rapporto fra corpo e infinito. Il sacro non è più liturgico, ma rimane come tensione simbolica dello spazio.

Il riuso, quindi, non è solo “dare una nuova funzione”. È un atto interpretativo: decide quali tracce conservare, quali silenzi rispettare, quali nuovi significati innestare. Nel mondo antico come oggi, riusare un edificio sacro significa lavorare su una soglia: tra memoria e presente, tra materia e simbolo, tra ciò che è stato consacrato e ciò che può ancora parlare.

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